Latepost: Natale fra gli olivi

Alla fine me la son presa stracomoda per il post post-Natale. E per tutti quelli dopo perché, siamo chiari, dopo il post di Natale son d’obbligo i post del bilancio di fine anno, dei propositi del nuovo, di capodanno e via discorrendo. Non avevo voglia. E non mentirò: è da 3 giorni che vado avanti a scrivere, cancellare, rifare. Alla fine mi sa che inserirò una bella galleria di foto e ceste (ulteriori spiegazioni ed esempi pratici sull’uso del magnifico e misterioso ceste qui).

Se dovessi riassumere il mio primo Natale spagnolo con una parola non avrei dubbi: GAMBERIGamberi dappertutto. Gamberi con tutto. Gamberi in tutte le salse, su tutti i piatti, sulla tovaglia, nell’aria che si respira. Altro che lasagna, cotechino e cose varie, in Spagna tutte le feste sono un trionfo di crostacei da far impallidire il mercato di Milazzo. Praticamente il sogno di chiunque TRANNE che della sottoscritta. Io odio e aborro qualsiasi cosa che viva nel mare. Mi fa svenire l’odore del pesce e no, non mangio nemmeno crostacei, di nessun tipo. Destino vuole però che abbia sempre vissuto in città il cui piatto tradizionale era proprio pesce (Vicenza: baccalà, Santiago: polipo, Málaga: boquerones) e la cosa non ha fatto che acuire il mio odio, man mano che conoscendo gente nuova, tutti mi dicevano ‘che? noooo non è possibile che non ti piaccia, provalo!’. Ed io provavo. E il conato di vomito era immancabilmente dietro l’angolo.

Vorrei aver fatto qualche foto della tavola per poter ora dare un’idea di quel che era, ma la verità è che ero in soggezione di fronte a metà della famiglia del Churri, quindi pareva brutto fra tutte le cose immortalare proprio la tavola imbandita. Meh, paranoie.

Comunque il Natale in Spagna non è solo gamberi. È anche il discorso di natale del re.

Mensaje de navidad de Su Majestad el Rey

Ad un certo punto durante la serata, tutti i canali si sintonizzano automaticamente sul buon Juan Carlos (Juancas, come lo chiamano in confidenza gli spagnoli) che dice quasi sempre le solite stronzate ogni anno. Quest’anno dicono che abbia parlato soprattutto di crisi (ma va?…) ma non saprei dire perché appena è apparso in tv in casa è partito un selvaggio quanto ironico “ssssh che parla il re!” e durante l’intero discorso i vari componenti della famiglia si sono profusi in regali smerdate del re di Spagna e critiche sulle fesserie che va dicendo. Come dargli torto.

In realtà non è stato un Natale molto diverso da quelli a cui sono abituata, a parte il fatto ovviamente che non c’era la mia famiglia. E che il cenone assomiglia molto meno al nostro, che pare più che altro un banchetto nuziale – ma di questa cosa in effetti sono grata perché per la prima volta mi sono alzata da tavola il 24 dicembre senza voler morire o collassare sul divano. Infatti, alle 23 eravamo già fuori di casa e siam rimasti a bere fino alle 7 di mattina, rispettando un’altra grande tradizione iberica: la borrachera navideña. Vi lascio immaginare il tono della mia voce pseudoumana quando mia madre ha chiamato dal ristorante coi parenti – in vivavoce! – all’una per farmi gli auguri. Oooolé.

Il 25 dunque alzandoci alle 14 in stato completamente catatonico, sua madre ha avuto la bontà di offrirci un pranzo frugale e lasciarci liberi dai parenti. Quindi il Churri verso le 15, inspiegabilmente motivato, ha chiamato uno dei suoi amici, mi ha messo in macchina e tutti e 3 siamo andati a un bar. Ma mica uno a caso, no. Noi si è andati qui:

Bar dell'Hotel Spa Sierra de Cazorla

calentiiiiiiiiiito!

Al bar dell’Hotel Spa Sierra de Cazorla, che è una roba lussuosissima sulla sommità di una collina con una distesa di ulivi davanti. Ho scoperto che mi affascinano gli ulivi. Sarà che nel nord Italia non sono poi così comuni e certamente non ne esistono distese e distese, ma lo trovo un paesaggio incredibilmente rilassante. Guidarci in mezzo è meraviglioso, come si integrano con le colline, come formano parte di un tutto e ingentiliscono le curve. Lo trovo semplicemente bellissimo col sole e quasi di più con la pioggia, gli ulivi fradici e la terra che da brulla diventa scurissima e viva.

E pensare che a me le olive fanno schifo.

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2 commenti

  1. OMG, vorrei tanto la foto dei gamberi in tutte le salse, eheheheh…. 🙂

  2. […] Cazorla, leggendario rincón andaluz perso fra un mare di olivi, vi ho già parlato e ve ne parlerei fino allo sfinimento, però mi contengo perché mi rendo conto di quanto noiosa […]

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