Di burocrazia e alt(r)e torture

SPOILER: POST SCURRILE.

Oggi si parla di NIE.

[Mi scuso per il link in spagnolo ma in italiano non esiste, se volete però è disponibile anche in inglese nel menù a tendina sulla sx]

In Spagna, come immagino un po’ in tutti i paesi, uno straniero che lavora deve essere registrato in modo da avere una sua identificazione fiscale. Gli spagnoli hanno il NIF (número de identidad fiscal) mentre noi immigrati abbiamo il NIE (número de identidad de extranjero) che assolve più o meno le stesse funzioni del nostro codice fiscale, per capirsi.

Ora, un cittadino europeo che voglia lavorare in Spagna può farlo fino a 6 mesi senza doversi dotare di suddetto NIE, dai 6 mesi in poi è obbligatorio farlo. Essendo i miei 6 mesi quasi scaduti (mi resta metà mese, suppergiù), da brava cittadina coscienziosa ho fatto la trafila burocratica per ottenere il maledettissimo numero de los cojones, quelle che seguono sono le cronache dei miei primi due tentativi:

1) Giovedì 23 gennaio: l’ufficio dell’extranjería apre solo dalle 9 alle 14, ergo prendo un giorno al lavoro. Ho controllato mille volte la pagina del ministero dell’interno, e sono sicura di avere tutti i documenti richiesti (modulo di richiesta in duplice copia, carta d’identità (copia e originale), contratto di lavoro (ufficialmente non richiesto ma vedi mai…). Chiamo, per assicurarmi che non sia necessario prendere appuntamento e l’impiegata gentilissima mi dice che “noooooo, signorina ma che fa, viene fino a qui? Non serve, può recarsi tranquillamente alla comisaría di polizia più vicina a casa sua e farlo direttamente lí!” Ohibó, che culo! Tutta contenta mi faccio 2km a piedi infilandomi nel quartiere più malfamato di Malaga senza saperlo, ma intuendolo quando vedo 5 persone per ogni cassonetto della spazzatura litigando fra di loro su chi avesse la priorità nel rovistare. Sorprendentemente arrivo alla comisaría indenne e un poliziotto trotterella verso di me per chiedermi come può aiutarmi. Gli spiego del nie e mi dice, semplicemente, “no”. Ma no che?! No non si fa qui. Sta scherzando? Mi hanno detto i suoi colleghi dell’extranjería che si può, c’è scritto persino sulla pagina del ministero… No, sicuramente si è sbagliata, qui si rinnovano solo le carte d’identità nazionali. Mi girano a elica. Io mi son sbagliata? Mettervi un attimo d’accordo sulle info che date tra di voi no?? Mi suona vagamente familiare. A quanto pare nessuno ha avvisato l’extranjería che il nie non si fa più lí da tipo 5 anni. Geniale. Dopo dieci minuti di battibecco inutile capisco che non ce n’è e me ne ritorno mesta a casa con la dura consapevolezza che ormai è troppo tardi per sperare di arrivare all’ufficio giusto dall’altra parte della città. Mattinata persa, Spagna ti odio, menomale che sono italiana e abituata ad entrare automaticamente in modalità zen in queste situazioni.

2) Venerdì 24 gennaio: prendo un altro giorno al lavoro. Menomale che sto facendo lo stage col Leonardo e sono più permissivi, altrimenti non so come farei. Mi alzo e mi sento trionfante, stavolta sono certa di farcela. Mi guardo la mappa e mi autoconvinco che un po’ di sano sport mi farà bene. Altri 3 km a piedi (più altri 3 per tornare, claro!) oggi per andare a tomar por culo (in culonia) all’extranjería. Quella giusta si spera. Arrivo alle 11.00, una fila della madonna. Gli stranieri devono fare la fila fuori in attesa che ci sia spazio per fare la fila dentro, c’è un bel cartello scritto a mano (!!!) che dice “extranjeros”. Molto dignitoso.

[Parentesi obbligata: le prime 30 persone sono tutti marocchini o di altre parti dell’Africa, questo perché furbissimamente non esistono due file distinte per comunitari ed extracomunitari. La cosa mi pare cretina all’inverosimile ma non per razzismo, per mera praticità: i comunitari devono consegnare due carte e farsi stampare un foglio, 2min e son fuori. Gli extra hanno una risma di documenti da far impallidire una copisteria, tempo che gli controllano tutto, che gli spiegano, che vedono visti e passaporti e soprattutto che gli fanno la loro bella card con la foto (perché loro sí che ce l’hanno, il nie in formato tessera! Noi per 10€ otteniamo un pezzo di carta con un numero stampato sopra, olè.) Per ovvie ragioni quindi gli extra ci metteranno una vita di tempo in più, mentre io immensamente di meno. Con due file e due sportelli dedicati voilá che si risolve la cosa. È come quando vai in posta, quelli prima di te ci mettono 1 ora ciascuno e ti chiedi che cazzo stiano mai facendo, tu stai lì ad aspettare 2 ore per poi stare allo sportello 2 secondi. Chiaro che ti rode il culo!]

Si fanno le 11.30: all’improvviso l’ufficio dentro viene sgombrato e non rimane più nessuno. E che è, un attacco terroristico? C’è una bomba? Un terremoto? Dobbiamo evacuare?? Señores, è il momento caffè dei funzionari, ci annuncia un poliziotto. Dalle 11.30 alle 12 NON HA LAVORATO NESSUNO perché, dai, vojo dì, il caffè se non lo prendi in compagnia che piacere è? Mica possono fare a turno per andare al bar? Eddai su, che sei pure italiana e dovresti saperlo. Alle 12 ricomincia a fluire la fiumana di gente. C’è fila dentro, fuori, dappertutto. Pare l’entrata di Gardaland una domenica d’estate, ma con 15 sportelli in meno. Faccio amicizia con una ragazza irlandese e un ragazzo marocchino, entrambi più o meno della mia età. Passiamo così due ore amene lamentandoci e criticando il sistema spagnolo (continua a suonarmi familiare…). Arriviamo finalmente alla fine della fila di fuori, dove c’è il cartello extranjeros. Siamo lì, possiamo addirittura toccarlo, i prossimi saremo noi tre! E all’improvviso, si spengono le luci. L’ufficio dentro viene nuovamente sgombrato. Il poliziotto viene da noi ma non per farci entrare, per prendersi il cartello.

Sono le 14, l’ufficio è chiuso, ci vediamo lunedì.

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3 commenti

  1. ‘na gioia!!
    Mamma mia!

  2. credo me lo farò tatuare, guarda. “MAI ‘NA GIOIA”. In fronte proprio.

  3. […] volta per tutte. [Parte la voce di Troy McClure] Forse vi ricorderete del NIE per via del fatto che ottenere il primo è stato una via crucis lastricata di burocrazia e tasse. Non ci si può mai lamentare abbastanza della burocrazia e dell’incompetenza. Comunque, per […]

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