Emigrazione e polemiche

Ho appena letto un gran post. Uno di quelli che ti scatenano dentro un caos e ti ritrovi ad annuire come una cretina di fronte allo schermo.

Come regola generale cerco di tenermi fuori dalle polemiche – specie se riguardano l’Italia – ma mi informo, quello sì. Non mi sono persa, per esempio, l’ultima grande polemica scatenata da un articolo del Fatto Quotidiano e la conseguente controrisposta. Non è precisamente sui due articoli che voglio focalizzare questo post, ma giusto per la cronaca penso che Cavezzali abbia decisamente esagerato nella sua crociata anti-expat e che d’Iddio abbia fatto un gran lavoro nel rimetterlo al suo posto dando voce ai pensieri degli italiani emigrati e indignati.

L’articolo di cui voglio parlare però è quello di Antonella Cardone: voi che emigrate e vi lamentate avete rotto.

Ma poi, che trovo? Questo blogIo torno se, che si autodescrive come:

           “Blog-community degli espatriati disposti a tornare in Italia, ma a determinate condizioni. Le storie e le proposte di             cambiamento, le notizie e i dati sull’emigrazione, le iniziative della politica e della società per favorire il loro                       rientro”

Inorridisco.
Dai ragazzi, dai, tiratevi fuori: non c’è nulla di eroico nell’emigrare, nessuna dose di sacrificio maggiore di quella che si ha nel sopravvivere qui. Non lamentatevi, non state a fare il “chiagne e fotti” tipicamente italiano: un po’ di dignità, di rispetto di se stessi!

Un’enorme verità in poche parole ben assemblate.

La prima volta che l’ho letto avevo così tante cose da dire, ma ora che lo rileggo penso che in realtà non ci sia molto altro da aggiungere. Chi emigra e si lamenta continuamente, tanto vale che se ne torni a casa perché c’è sicuramente un sacco di altra gente pronta a prendere il suo posto con tutta la gioia del mondo. Io l’ho sempre vista come un’opportunità di allargare i propri orizzonti e vedere/fare cose nuove. Liberarsi dei preconcetti, imparare, crescere a livello personale. Come un modo di vivere un’avventura nuova ogni giorno. Poi è ovvio che se emigri come volontario in Zimbabwe è diverso rispetto ad emigrare come impiegato a Londra, ma proprio per questo (e qui mi riferisco al post citato sopra della plurilaureata casalinga): vivi a Londra e ti lamenti pure? E chi è emigrato in Lapponia in mezzo alle renne che dovrebbe dire allora?

Eddai, un po’ di prospettiva. Ti mancano il sole e gli ulivi? E vabbé,  se sole e olivi sono la base su cui fondare la tua esistenza allora fai bene a tornare in Puglia e a fare la casalinga e la mamma. Potevi però anche pensarci prima di pagare fior fior di soldi per l’università, mi pare, ché crescere figli è difficile sì, ma non per questo servono due lauree.

È questione di priorità.

Per me le priorità non sono la pizza buona a prezzi decenti sotto casa, il pane fresco, il sugo della mamma, né il sole 300gg l’anno (sarà che sono veneta e quindi abituata a passare mesi e mesi sotto pioggia e nebbia) perché io, la qualità della vita, la misuro diversamente. Le mie priorità includono un sistema sanitario, sociale e burocratico efficienti, un governo possibilmente non corrotto, la possibilità di lavorare senza dovermi inginocchiare a implorare un contratto da schiavista stagista per cui sono troppo qualificata e troppo poco raccomandata. Qualità della vita per me è poter uscire dal lavoro a un’ora decente perché gli straordinari non sono contemplati (né c’è bisogno di farli).

Queste sono ovviamente le cose che io ritengo importanti in questo esatto momento della mia vita. Non dubito che quando avrò 70 anni saranno completamente diverse, non me ne sbatterá una mazza di chi governa il paese (tanto ormai, perchè amareggiarsi?) e tra la burocrazia efficiente e la pizza sceglierò sicuramente la pizza.

E questo è solo un esempio di tantissimi altri che se ne potrebbero fare.

Una cosa mi appare lampante e più veritiera di tutte le altre messe insieme: di questi tempi, andarsene richiede la stessa quantità di coraggio che restare.  Non per questo però chi se ne va è un figo e chi resta un eroe. Ognuno fa le proprie scelte e stare a disquisire su chi ce l’abbia più lungo mi sembra veramente una stronzata.

Per quanto mi riguarda, io non mi sento una vicente né una perdente per aver abbandonato la nave.

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Un commento

  1. D’accordo al 100%…

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