Crudisti per scelta (altrui)

Ora, io non l’avevo raccontato, ma qui ci si era rotta la hornilla, ché poi sarebbero i fornelli elettrici, quelli vecchissimi che in Italia non ho manco mai visto.

Hornilla electrica

Ecco, noi ce li avevamo qui nel monolocale delle meraviglie. Il padrone di casa, solerte e ganzissimo, ci fa “ma è roba preistorica, vi metto la vitroceramica. Anzi sai che facciamo, cambiamo tutta la cucina!“. Ooooolé! Non badiamo a spese qua.

Ed io, ingenua, ero pure contenta e grata al padrone di casa più amabile che l’uomo abbia mai visto. Tanto, pensavo, una cucina minuscola come la nostra che cazzo vuoi che sia, sarà un giorno di lavoro neanche. ECCERTO.

Ah, l’ignoranza. Ah, l’inesperienza. Ah, la coglionaggine di chi non ha mai dovuto sobbarcarsi una riforma domestica prima in vita sua. Sarà per quello che – totalmente incosciente – mi sono buttata con speranza, fiducia e senza timore. Perché, diciamocelo, a posteriori avrei fatto come il Churri: me ne sarei scappata all’altra punta della regione dicendo che devo dare un esame.

E quindi sì, oltre la sbatta la doppia-sbatta di sorbirmi tutta sta rogna da sola. E per di più nel weekend. Sì, perché non solo abbiamo aspettato DUE SETTIMANE perché il tecnico si degnasse di uscire (dopo averlo sollecitato e richiamato più volte perché “ahh vi avevo detto che venivo giovedì? No non me l’ero dimenticato eh! Vi stavo giusto per chiamare…”) ma in più, la volta che decide di venire quand’è?

Venerdì sera.

Churri partito in mattinata per Huelva, cognatina in arrivo da Granada per weekend solo donne-mojito-e-playa, io al lavoro fino alle 20. Arrivo a casa e me lo ritrovo parcheggiato davanti al portone di casa bello bello che mi dice ‘oh, spero non ti dispiaccia, son passato a lasciarti qua due cose (la cucina intera, tutti i pezzi, marmo, fornelli e gli arnesi!) così domani son pronto a cominciare“. Domani? Ok. …Aspè, domani? Ma domani è sabato!

Sì, che c’è, avevi già programmi??

E qui, sul serio non capisco se sta facendo insinuazioni sulla mia vita sociale o se è davvero stupito che domani non sia un buon giorno, non avendomi né avvisata né avendo considerato il finesettimana. Resto un momento perplessa, mordendomi la lingua per non dare la prima risposta che il mio cervello ha elaborato: sí, simpatico operaio col tatto da elefante, domani è sabato e ho programmi. Tipo alzarmi alle due di pomeriggio, arrancare fino al chiringuito più vicino con la cognatina, buttarci a caraffe di mojitos e poi spanzarci in spiaggia mezze ubriache intervallando l’arrosto delle nostre membra e il gossip con un bagnetto ghiacciato di tanto in tanto, fino al tramonto. Poi casa, doccia veloce e fuori di nuovo, finché durano i gossip e i cocktails, ma abbiamo parecchio di cui aggiornarci e in genere i bar sono ben forniti in Spagna.

Lo guardo in faccia, mi fa un po’ pena, dopotutto mi sta offrendo anche il suo, di finesettimana. Penso che probabilmente avrà famiglia, moglie e figli che non andranno in spiaggia col papi. Gli dico che non c’è nessun problema e che venga pure, così almeno ci togliamo dalle balle il problema cucina una volta per tutte e posso tornare a farmi un caffè come la mia religione comanda.

Il sabato mattina ne approfittiamo per andare in spiaggia, torniamo alle 16 in tempo per una doccia e un bagno di aftersun prima che arrivi l’elettricista-tuttofare. Comincia a lavorare alle 17 e continua incessantemente fino alle 23 per ‘terminare tutto così da non dover tornare’.

22.30: Si è dimenticato attrezzi fondamentali, va a casa a prenderli.

23.30: ti spiace se uso questa sega elettrica potentissima a diecimila decibel? …No, figurati, sono sicurissima che ai miei vicini – tutte famiglie con bimbi piccoli o pensionati dai 75 in su – non darà assolutamente alcun fastidio.

NO, CAZZO, NON PUOI SEGARE NÉ TRAPANARE ALLE UNDICI E MEZZA DI SERA.

Ah, ecco. Vabbè, allora ci vediamo lunedì.

La cucina finita!

Lunedì pomeriggio: la cucina finita!

La foto fa schifo perché essendo angolare ho dovuto farla panoramica e mi si è un po’ sovrapposta, ma vabbé. È più grande di quello che sembra. Purtroppo non ho foto di com’era prima ma la differenza è colossale, c’è più spazio e il marmo del nuovo piano di lavoro è spettacolare, quello di prima era nero, vecchissimo e bruttissimo.

[Piano di lavoro: l’ho dovuto cercare/tradurre con Google perché non avevo idea di come si chiamasse in italiano… in spagnolo si chiama encimera e ha molto senso, perché la metti encima, sopra. Ma piano di lavoro? Mah. Che parola raffazzonata.]

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5 commenti

  1. Ahah, favoloso. Dai, almeno e’ fatta! 😀
    Magari la cambiassero anche a noi la cucina. Noi abbiamo una cosa di legno e linoleum oribbile che anche a passarla due volte a settimana con l’alcool diventa sempre appiccicaticcia…

  2. Si chiama TOP anche in italiano, piu’ conciso. 🙂
    Sono contenta che, malgrado lo smadonnamento, vi sia arrivata una cucina nuova… e’ NAtale o no? 😀

  3. Oddio, la vitroceramica noooooo, io la odio! Come ti ci trovi? Encimera! Non ci avevo mai pensato! Mi faceva sempre pensare a ciminiera o inceneratore!

    1. Nooo perché?? Io amo la vitro ❤ è facilissima da pulire, altro che i fornelli!

  4. […] a qua cercando ‘come si pulisce la vitro’, HAI RAGIONE. Vi ho rotto le palle con tutta la storia della cucina, la hornilla, la vitro e poi non spiego manco che è e come si pulisce! Sono da internare. Non so […]

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