Quarter-life crisis

[Scritto ieri notte ma finito e postato oggi]

In questi giorni, spinta dal delirio dell’afa infernale malagueña (35 gradi ancora, e son quasi le 22…) sarà per il caldo che mi uccide i neuroni di 5 in 5, ho cominciato a googlare le ansie che mi attanagliano nell’ultimo periodo. Effettivamente, non sto bene. E vedere che Google lo riconosce è una sensazione simile a quella che provo quando all’improvviso mi ricordo che mi deve venire il ciclo e mi rendo conto che non sto per morire, è solo SPM.

Ho un disturbo talmente comune al mondo che ha persino un nome: QUARTER-LIFE CRISIS, tipo quella di mezza età però prima. Pensavo fossero tutte stronzate ma quando i tuoi sintomi coincidono al 100% c’è un po’ da mettersela via.

 

1. You’ve been daydreaming about doing something crazy.

Check. Costantemente.
Le ultime ossessioni che mi sono venute e che devo assolutamente soddisfare sono:

  •  Fare il Cammino di Santiago, a piedi, da sola. Una cosa molto spirituale ma assolutamente NON religiosa. Non per forza intero (conosco i miei limiti) ma almeno buoni 150/200km sì. Zaino in spalla, sacco a pelo, cerottini e smartphone spento. Sto aspettando di avere il budget adeguato e soprattutto che finisca l’estate perché camminare sotto il sole a picco anche no;
  • Andare in Marocco, da sola. Questa è la mia fissa più recente, anche se in realtà è da un po’ che mi sollazza l’idea (e come sempre, quando qualcosa mi solletica, dopo qualche tempo si trasforma automaticamente in un must-do). A Febbraio approfittai di un ritorno in patria per fare il tanto agognato passaporto, anche per questo viaggio però bisogna aspettare minimo settembre, chè la combinazione Africa+deserto+estate è potenzialmente letale per chiunque non sia un beduino. Oltre al fattore clima, c’è anche il fattore solitudine: per il Marocco, a differenza del cammino, non la sento un’esigenza imprescindibile, però mi stuzzica l’idea di fare un viaggio completamente per conto mio. In ogni caso, il Churri in quel periodo ha una marea di esami da fare e non potrebbe muoversi, e i miei amici hanno un’idea di viaggio abbastanza diversa dalla mia (che è low cost/zingara/vagabondaggio e improvvisazione totale). C’è anche da dire che forse non è il posto migliore per un viaggio in solitaria, specialmente appartenendo io al genere femminile. Purtroppo un sacco di gente me l’ha sconsigliato, ma sono un’incosciente (o forse solo naïve…) e non la vedo una cosa così infattibile. Ci ho pensato spesso e a lungo e l’idea di viaggiare da sola per il Marocco non mi allerta neanche lontanamente quanto quella, per dire, di fare la stessa cosa negli Stati Uniti. Sono talmente convinta che ho già improntato un mezzo piano di viaggio: blablacar fino a Algeciras/Tarifa, traghetto fino a Tanger e poi via al sud, Chefchaouen tappa obbligata. Ho già visto treni/bus, orari e costi.
Chefchaouen

Chefchaouen (Photo credit: Mário Tomé)

Cose tutto sommato normali, che non definirei neanche come pazzie, se non fosse che fino a qualche tempo fa non mi sarebbe neanche mai lontanamente passato per il cervello di farlo. Di tutti i paesi che ho sempre avuto voglia di visitare, il Marocco non sarebbe neanche entrato nei primi 30, e adesso invece sono qui eccitata come una bimba a Natale che pianifico la mia discesa nel continente nero.  Per non parlare del cammino, che è per me una novità assoluta. Per dire, 4 anni fa vivevo a Santiago: ce l’avevo lì. Vedevo i pellegrini arrivare ogni giorno, avevo amici che di punto in bianco decidevano di partire, ma mica ho mai pensato di farlo io. Camminare? Per chilometri?! Seh, chiamami quando arrivi e ci facciamo una birretta. Non sono pazzie, ma sono cose che fino a poco tempo fa non solo mi erano indifferenti, ma se me l’avessero proposto e mi avessero regalato uno di questi due viaggi, io avrei detto NO.

Si cambia, si cambia un sacco. Passi la vita a burlarti dei vegetariani e di punto in bianco diventi vegana.

3. You feel increasingly nostalgic for your high school and college days.

Non posso fare a meno di pensare a quanto mi lamentavo dell’università e quanto non vedevo l’ora di finirla con tutto… salvo poi accorgermi che in realtà stavo da dio. È vero che anche potendo non tornerei mai indietro (esami? tesi? stress? pressione?) però era una figata quel periodo in cui studiavo e cazzeggiavo, gli amici chiamavano per mettersi d’accordo e ‘oh, stasera c’è un festival, andiamo no?’  e quel “no?” era pura retorica, in mezz’ora eravamo fuori. Ora abbiamo tutti abbandonato Padova – la nostra città universitaria – e viviamo ognuno in un punto diverso del pianeta. Alcuni sono rimasti nel triveneto, altri sono tornati a casa nel sud Italia, altri ancora sono sparsi in Europa/Australia. Quando torno cerco sempre di riuscire a vedere perlomeno quelli dell’area vicentina/padovana/veneziana ma se resto – diciamo – 2 settimane, in 14 giorni ce n’è solo 1 in cui riusciamo a trovarci tutti assieme. Ecco, mi manca il periodo universitario soprattutto per la leggerezza e il tempo che avevamo, la facilità con cui ci trovavamo anche solo per uno spritz dopo la biblioteca. Mi manca la spontaneità di quando non dovevamo incastrarci in agende e impegni.

6. You have a sudden, intense fear of failure.

A volte è una sensazione fortissima, di quelle che ti prende alla gola e allo stomaco e non ti lascia respirare. Nella testa mi parte una paranoia di E SE? ed entro in un tunnel senza fine. Altre volte invece è un pensiero lontano e sfumato, come di qualcosa che non mi appartiene.

10. You feel like your twenties aren’t turning out how you expected they would.

Ero convinta che avrei fatto un sacco di cose, una volta che mi fossi liberata del peso della laurea. Ho sempre avuto grandi sogni, posticipati per andare all’università ma  sempre stati lì presenti, in un angolo. In un punto in cui non li avevo direttamente davanti, ma li vedevo costantemente con la coda dell’occhio, pronta a tirarli fuori quando fosse stato il momento. QUESTO doveva essere il momento. Ma poi venne il Churri, la sua laurea, l’amore ecc ecc. E invece di andare in Australia sono finita in Andalusia, posponendo nuovamente tutto ciò che attendo da 6 anni. Altre esigenze sono state poste come priorità, altre persone. Ciò non toglie che il mio posto non è qui, tutto questo non è quello che voglio per me stessa e per il mio futuro. Ho pochissime idee chiare, ma questa è decisamente una di quelle. Il tempo passa ed i miei piani con lui. Googlando quarter-life crisis ieri ho trovato un articolo che dice parola per parola esattamente come mi sento:

I am 25 and confused and in the middle of what has been referred to as a “quarter-life crisis.” I feel permanently behind, as if time sped up and forgot to take me with it. I am overanxious and underwhelmed. Every piece of mail seems to be either a bill or an invitation to a wedding or baby shower, and I don’t even have a plus one. This is not how my 20s were supposed to turn out.

I have yet to figure out my true purpose in life, and unfortunately, everything that you do — in your personal life, professional life, free time — falls out of a grasp of what your purpose is. Until you figure that out, you are pretty stuck.

J. N. Salters per Huffington Post

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Un commento

  1. Perdersi tra i colori del Marocco, si’… lo farei anche io!

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