Twittando.

Il mio twitter è come me: caotico.

IL CAOS

Mi hanno fatto notare ultimamente come la mia timeline sia assolutamente incostante e, molto spesso, di difficile lettura. Questo perché passo dall’italiano all’inglese allo spagnolo senza soluzione di continuità, quindi followers spagnoli abbandonano immediatamente la nave quando vedono la lingua della Perfida Albione (il popolo iberico è notoriamente allergico), followers italiani idem quando leggono tweets in spagnolo etc etc in un circolo vizioso senza fine.

Un social media manager di passaggio mi ha suggerito una cosa importante su cui comunque riflettevo da un po’: passare al monolingua, possibilmente all’inglese. So che l’unificazione è abbastanza fondamentale, ma dopo attenta riflessione ho capito che non me ne può fregare di meno.

Sarebbe un cambio utilissimo se Twitter fosse per me uno strumento essenziale, ma la verita è che non lo è, è come il mio blog… personale e confuso. Non cerco fama e followers, chi mi segue lo fa perché nonostante il casino linguistico che incontra. Il mio twitter mi rispecchia, è poliglotta per necessità: quando parli tre lingue e sei abituata ad usarle indiscriminatamente tutte e tre, there’s no going back. Semplicemente perché ti rendi conto che ci sono cose che si esprimono meglio in una o nell’altra, o concetti che in una esistono e nell’altra no. Parole più onomatopeiche di altre, espressioni idiomatiche e via discorrendo. Tutto ciò non fa di me una persona più acculturata di altre, solo una più incasinata. Sono traduttrice, è ovvio che le lingue siano la mia passione e tuttavia sono un cruccio: man mano che una migliora, l’altra peggiora. È difficilissimo mantenere un livello paritario tra le tre perché inevitabilmente una trionfa sulle altre. In questo momento della mia vita, come già vi dicevo, la mia lingua madre è passata totalmente in secondo piano, a volte terzo. Parlo spagnolo l’ 80% del mio tempo e inglese il restante 20%. In tutto questo c’è una infinitesima e incalcolabile percentuale di whatsapp in italiano con mamma e sorella. Sempre più spesso mi rendo conto di quanto il mio italiano sia peggiorato, ogni giorno c’è una parola meno che mi viene spontanea dire, strutture grammaticali che vanno a rotoli… y duele. Sono sempre stata la letterata della classe, quella brava nelle materie umanistiche e negata in quelle scientifiche, quella a cui piaceva fare i temi… e fa male rendersi conto che a volte sbaglio i congiuntivi o italianizzo verbi spagnoli.

Pero es lo que hay e sono grata per la differenza linguistica a cui sottometto il mio cervello tutti i giorni a seconda dei concetti e delle parole che funzionano di più.

Lo vivo ogni volta che il Churri, dopo essersi sporcato le mani, invece di dire ‘estoy pegajoso’ sceglie spontaneamente di dire ‘estoy appiccicoso‘, ridacchiando autocompiacendosi perché – effettivamente – appiccicoso da mille volte meglio l’idea di… appiccico.

Lo vivo ogni volta che gli metto le mani sulla schiena e lui esclama “GRATTA! GRATTA!” perché è lo stesso che dico io quando mi prude la schiena e ‘rasca’ semplicemente non mi soddisfa.

Lo vivo ogni volta che uso la parola resaca in espressioni sia italiane che spagnole (i.e. ho una resaca da elefante /qué resaca por dios / la più grande resaca di sempre) perché ‘postumi’ se queda corto, non è abbastanza potente per richiamare il concetto di post-sbronza orrendo e alienante.

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Un commento

  1. Da titolare di blog disordinatamente bilingue, non posso che approvare! 🙂

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