Wanderlust.

A volte mi capita di indulgere in momenti (mezz’ore…) di gossip facebookistico, la cosa peggiore che esista al mondo. Non so perché ci cado sempre, non so perché ogni volta che mi dicono ‘oh, hai visto il nuovo tipo della Silvia? Vai a vedere, non pare anche a te che sia il suo capo?’ io poi vado effettivamente a vedere. Silvia non la vedo almeno da 5 anni, non so neanche più in che parte del mondo vive, non so chi sia il suo capo e non me ne può sbattere di meno. MA SONO DEBOLE! E CURIOSA! E quindi vado a vedere. Una cogliona al 100%. Ho promesso a me stessa di migliorare, dopotutto quando sono in giro fb non lo guardo mai, la noia casalinga non deve diventare una giustificazione.

Il punto è che tutto questo girovagare mi porta quasi sempre alla stessa riflessione.

Vedo amici e conoscenti che diventano grandi. La compagna delle elementari che chiede informazioni sul gpl perché deve comprarsi la macchina nuova, la compagna delle medie che si sposa, quella delle superiori che sta alla seconda gravidanza e posta ogni 5min in preda agli ormoni. Tutto molto normale e naturale, se non fosse che per me non lo è. Loro hanno 25 anni, io ho 25 anni. Siamo coetanee nate e cresciute nello stesso periodo, abbiamo frequentato gli stessi posti e le stesse persone, ricevuto la stessa educazione, veniamo dallo stesso background culturale eppure loro per me sono alieni.

Le mie riflessioni ultimamente sono di esclusione piuttosto che di inclusione: si tratta sempre di loro e mai di noi. Leggo quello che fanno e penso ‘ma perché? ma com’è possibile? ma se hanno solo 25 anni!’. La mia età mi pare sempre troppo poco: troppo poco per darsi una calmata, troppo poco per mettere i piedi per terra e assestarsi, troppo poco per aprire un mutuo e comprare una macchina, decisamente pochissimi per sposarsi o avere figli. Il mio cervello non riesce a processare questi cambiamenti, mi viene naturale pensare che siano loro quelle strane ed io quella assolutamente nella media, ma il fatto che loro siano il 95% ed io il restante 5% non gioca a mio favore e comincio a temere che sarò per sempre una specie di bizzarra Peter Pan che non ha ancora capito come si fa a vivere.

Mi soffermo quindi a pensare a quanto diversa debba essere la loro vita rispetto alla mia, sicuramente più agiata. Hanno tutti più o meno un lavoro fisso da anni, privilegio di chi non ha speso 5 anni a studiare all’università per poi non usare la sua laurea, gente che ha già dei risparmi significativi messi da parte con cui ora paga rate della macchina, mutuo della casa e vacanze più o meno interessanti. Gente che non si fa mancare il nuovo iPhone, i vestiti di marca, i concerti ed i weekend fuori porta. Gente felice pur non essendo mai uscita dal nido famigliare, figurarsi dalla propria comfort-zone.

Di primo acchito penso che dev’esser bello, non aver inquietudini né preoccupazioni nella vita. Poter permettersi un’Audi nuova a 25 anni perché tanto vivi coi tuoi e non devi pagare affitto né bollette. Penso a tutte quelle cose che mi son persa andandomene di casa a 20 anni, quante giornate sprecate senza farmi coccolare dalla mamma, quanti pranzi al volo oppure ore spese a cucinare invece di trovare tutto pronto in tavola, quante lavatrici e quanti soldi sprecati in case, bollette, bus e treni perché mi affido unicamente al trasporto pubblico. Quanti eventi importanti familiari perduti per la mia irrequietezza, questa voglia di viaggiare e di stare costantemente fuori casa. Di primo acchito penso che dev’esser bello, non sentire questa spinta prepotente ad andartene, non avere la claustrofobia ogni volta che passi più di 3 mesi nello stesso posto. Penso che forse avrei potuto aspettare un po’ ad andarmene del tutto, che fino ai 23-24 è ancora socialmente accettabile vivere coi tuoi e che, dopotutto, avrei potuto posticipare la mia indipendenza.

Il primo acchito dura in genere dai 3 ai 6 secondi.

Poi mi ricordo chi sono e cosa mi rende felice.

Io sono Anna, ho 25 anni e un conto in banca che rasenta molto spesso la linea rossa. Non ho una macchina, né un mutuo, né una casa ma ho una bicicletta e un talento naturale per muovermi coi mezzi pubblici senza perdermi. Non ho un giardino e non posso tenere animali. Non ho un lavoro fisso ma colleziono tanti lavori precari, ho imparato un sacco di cose in un sacco di campi diversi. Il mio cellulare è lo stesso di tre anni fa, è smart ma considerati i telefoni di adesso è il più tonto tra gli smart. Ho lasciato casa dei miei 5 anni fa e non me ne sono mai pentita: amo i miei genitori ma non potrei mai rinunciare alla mia libertà. Gran parte di quello che sono adesso lo devo alla mia indipendenza, ai miei diecimila traslochi (domestici e internazionali) e al dover contare solo su me stessa in un sacco di occasioni spinose. Al contempo, non avrei mai potuto fare tutto questo senza l’appoggio incondizionato dei miei a cui sarò per sempre grata in un modo che le parole non possono descrivere. I bravi genitori stanno male quando te ne vai di casa, ma i genitori eccezionali, mentre stanno male, ti spingono ad uscire e volare con le tue ali. Ti spronano a fare esperienze ma ti danno un porto sicuro a cui tornare, sempre. Deep roots and soaring wings, again. Le rogne, gli incidenti di percorso, i momenti di sconforto ci sono stati e ci saranno sempre, ma so che loro sono lì, qualsiasi cosa succeda. Alla fine della giornata, dopo aver lavorato 8 ore di seguito in piedi in una strada qualsiasi di Malaga, sono grata a me stessa per non essermi lasciata sprofondare nella pigrizia e nell’agio, nella sicurezza di non provare e di essermi buttata. Sono contenta di tutti i soldi che ho investito nella mia indipendenza invece che in macchine, case, smartphone e vacanze. Sono contenta di aver fatto ciò che ho fatto e scontenta per non aver fatto di più. Non ho viaggiato nemmeno 1 milionesimo di quello che vorrei, ma so che lo farò, che sono lì, che il mio momento sta arrivando. So che non sarò mai – con buona pace di mia madre – la 25enne che esce di casa per sposarsi ed entrare in un’altra, né sarò mai la persona che avrà un futuro assicurato e tranquillo fino alla pensione, la routine non fa per me. Essere precari ed effimeri è stancante e spesso frustrante, ma la libertà che deriva dal non avere vincoli? Non la cambierei con nessuna certezza al mondo.

 

 

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12 commenti

  1. Sottoscrivo pienamente! 😀
    Anche io ho la malattia di facebook. Anche io conto in banca perennemente borderline. Quella sui genitori che sanno stare male ma incoraggiarti mi e’ piaciuta assai.
    In fondo anche guardare alla vita degli altri (e non capirla, ma tanto deve andare bene a loro, no?) va bene per darci la misura di quello che facciamo. E per valutare se ci piace. Esattamente quello che hai fatto.

    Saluti da Bruxelles, oggi si va ad Anversa, giovedi volo per l’Italia, weekend in Francia, daytrip in Svizzera, lavoro famiglia amici elopement lavoro famiglia lavoro (chi si ferma e’ perduto!)

    1. ole! Che vitaccia fai, Ms. PhD!

      1. Gotta treat myself.
        Just kidding, so di essere fortunata! 🙂

  2. Io pure perdo tempo su facebook e mi meraviglio anch’io di come persone con cui sono stata bimba ed adolescente ora sono come quelle che tu descrivi, e io sono come te … Però ho 38 anni, non mi sono ‘redenta’, continuo a gironzolare low-cost, a condividere casa, e va bene così …

    1. E va benissimo così. Non ci si pente mai delle scelte fatte con la pancia.

  3. Anna che bello leggere le tue parole! Ho fatto la tua stessa scelta quasi trent’anni fa…ho dovuto contarli e devo ammettere che un po’ mi ha spaventato il fatto che sono cosi tanti! Condivido pienamente tutto cio’ che scrivi e, anche se non c’era FB quando sono partita, ricordo benissimo quella sensazione di “esclusione” ad ogni ritorno. A distanza di anni posso dirti che la sento sempre meno, anzi, l’ultima volta che sono tornata in Italia ho sentito per la prima volta un senso di “inclusione” che mi ha colto di sorpresa. Devo ancora analizzare il come e il perche’ di questo cambiamento! Tanti saluti da Melbourne, e grazie per avermi riportato indietro nel tempo 😉

    1. Ma grazie a te per le tue belle parole. Spero anch’io di poter scrivere dall’Australia, un giorno, fosse anche solo perché ci sto passando col mio zaino 🙂

  4. Che bello questo blog!
    Io faccio come te:in alcune giornate tristi mi capita di guardare i profili Facebook dei miei coetanei lasciati indietro al paesino, e mi assale la tristezza. Io ho 40 anni. E mi viene la nausea a vedere tanta infelicità, e tante vite sprecate a fare mutui. Ho visto anche gente felice, però quelli che non lo sono, sono tanti. E ringrazio Dio che i miei genitori mi dissero “se vuoi la macchina, te la comprerai quando avrai i soldi”. Anche se erano benestanti. E io la macchina la acquistai solo nel 2007, di terza mano, perchè con i soldi con cui avrei comprato una macchina nuova, sono poi partita qualche anno dopo a inseguire un sogno.
    Ciao Anna!

  5. Se passi fammi un fischio 🙂

  6. Quanto ti capisco e quando mi piacciono i genitori eccezionali. 🙂

    Io da quest’anno ho capito di non essere cresciuta, bensi’ invecchiata.
    Per la prima volta.
    Il divario tra me adesso e me 18enne e’ enorme e sono cosi’ cambiata.

  7. Ciao! Arrivo sul tuo blog solo ora.. io ammiro un sacco le persone così indipendenti! Avrei voluto anch’io “spiccare il volo” .. purtroppo invece i miei genitori mi hanno un po’ soffocato in tal senso e poi la mia vita si è stabilizzata!la voglia di viaggiare però non mi ha mai abbandonato ! ti leggo volentieri 🙂 A presto 🙂

    1. c’è sempre tempo per viaggiare! 🙂 Grazie per le belle parole

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