Locura transitoria

Questo caldo mi sfinisce. Non ho voglia di scrivere, di vivere, di pensare, eppure faccio tutte e tre queste cose con una frequenza e con una involontarietà (?) impressionanti. Sento i miei neuroni sciogliersi in gruppo ogni secondo che non passo dentro il mare: ieri segnava 45 gradi alle sette di sera. Non ho mai potuto sopportare temperature alte, ma a Malaga non mi aveva mai dato particolarmente fastidio perché l’umidità è sempre stata di gran lunga inferiore a quella a cui ero abituata in Veneto. Contavo di passare la mia prima estate mediterranea indenne, ma poi è arrivato agosto, coi suoi 45 gradi e l’umidità  al 90%. Percepiti: circa 800 gradi.

Come sempre, è il mare che mi salva la vita. Quando non resisto me ne vado in spiaggia e mi butto in acqua. Il mare qui è sempre freddo ma con l’escursione termica dell’inferno malagueño, il cambio è drammatico. Lo adoro. È una sensazione intensissima, quella di quando passi da una temperatura altissima a una molto più bassa, suppongo sia più o meno quello che sperimentano i finnici con le loro saune in mezzo al lago. Di botto il tuo corpo non ti risponde più, è come se ti pugnalassero mille coltelli affilati: dura solo pochi secondi ma sembrano lunghissimi, tutti i tuoi organi si ritorcono, i piedi sono blocchi di cemento, il cervello va in freeze. E poi più nulla. Sei certa che se durasse anche solo unsecondo in più il tuo cuore si fermerebbe e affogheresti, ma il corpo è una macchina meravigliosa e così come è venuto, lo shock termico se ne va. All’improvviso non senti più nulla, stai da dio. Ma chi sta meglio di te? Il corpo immerso nel freddo, la testa fuori cullata dal vento caldo. Immergi anche quella, ti si congela di nuovo per un istante. Galleggi senza peso in un mondo di cui vedi solo il cielo e tutto il rumore è lontanissimo.

È stato un bel pomeriggio, ieri. Il vento era forte e caldissimo, la sabbia si alzava ad ondate creando vere e proprie tempeste di sabbia che neanche nel Sahara. Ero andata in spiaggia col kindle, ma alla fine non l’ho mai aperto. Di fianco a me c’era una ragazza molto bella, anche lei venuta da sola, sfoggiava un topless perfetto e spensierato. La prima oretta l’ho passata pensando che anch’io, se fossi figa come lei, andrei in giro con le tette all’aria, poi mi ha fatto un’invidia tale che ho eliminato anch’io la parte sopra del costume. Non l’avevo mai fatto con altra gente intorno (la spiaggia era stracolma) ma la libertà ha preso il sopravvento e menomale. Mi sono tuffata di nuovo, io e le mie tette libere, e ho nuotato al largo fin dove i pescetti mi saltavano affianco manco fossero delfini. Poi sono uscita, strizzandomi i capelli bagnati come la Venere che esce dalle acque e ho scoperto che nessuno mi guardava, anni di paranoie e self-consciousness poi rendermi conto che – ovviamente – a nessuno frega un cazzo di come ho le tette. In compenso guardandomi attorno mi sono accorta che, dopo essermelo tolta io, altre due donne si erano liberate del reggiseno. Che abbia creato un effetto domino? È stato bello, comunque. Mai più in spiaggia col bikini di sopra.

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Playa La Caleta, ieri sera

 

Morire senza vedere il mare è una cosa molto triste, perché uno si immagina il mondo come un’immensa crosta impestata da verruche di calcare e granito, con alberi, cespugli e case a condimento. Sopra il mare invece non ci cresce niente, tutto va e torna come le barche. La vita nel mare è tutta sotto, nascosta a chi non sa vedere oltre il visibile.

– Salvatore Niffoi, “La Vedova Scalza”

 
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5 commenti

  1. (Ho amato “La Vedova Scalza” di Niffoi :3 )

    1. Anch’io 🙂

  2. Malaga dalle due descrizioni mi piace sempre di più … A Murcia al massimo abbiamo il mar Menor, che è come buttarsi in una scodella di zuppa tiepida!

    1. si, da Murcia a tutta la costa levantina il mare (per ragioni a me sconosciute ma che sicuramente esistono) diventa un brodo primordiale :/ qui in compenso ci vogliono un bel paio di palle per farsi il bagno anche in estate 😛

  3. Altro che locura, vai cosi! In Italia sono fissati col coprirsi, io ormai ho adottato la lunghezza della gonna inglese e sapessi che occhiate mi becco in madre patria… e amen 🙂

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