365gg alla prossima FERIA DE CAZORLA

Ho latitato causa Feria.

Di nuovo? Ma non era già passata? Eccerto, ma questa è un’altra.

Una secondo me mille volte più bella, più vivibile e più godibile: LA FERIA DE CAZORLA!

Di Cazorla, leggendario rincón andaluz perso fra un mare di olivi, vi ho già parlato e ve ne parlerei fino allo sfinimento, però mi contengo perché mi rendo conto di quanto noiosa possa risultare.

Il 14 settembre segna l’entrada del trigo e l’inizio ufficiale della sua feria, nonché il mio SECONDO CAZORLAVERSARIO (alla fine sta a vedere che ha ragione il Churri e sono una fissata delle date). Conoscere per la prima volta un paesello durante la sua Feria è sicuramente fuorviante e incasinante e livelli che non si possono comprendere finché poi non ci torni in condizioni “normali”.

Nel giorno dell’entrada del trigo è tutto un susseguirsi di carrozze, che a me fa un sacco strano perché sono esattamente come le nostre di carnevale solo che è settembre e ci son 30 gradi. La giornata celebra la festa del raccolto, quando in tempi antichi si usava donare i prodotti della terra al patrono della città (il Cristo del Consuelo) per assicurarsi un altro buon anno. Stavolta pare non abbia piovuto manco un giorno in tutta l’estate e quindi mi sa che per le olive il raccolto non sarà proprio il massimo, vedi cosa succede a smettere di fare donazioni al Cristo? Eh.

Con l’avvento della modernità e del PILYCRIM (l’equivalente del Cartojal nella provincia di Jaén), la feria è diventata un’occasione sociale in cui mettersi i vestitoni da gitana a pois e bere da mattina a sera. Due anni fa uscimmo a mezzogiorno e non sapevo bene cosa aspettarmi, ma quest’anno sono arrivata preparatissima: fiore rosso fra i capelli, vestito comodo ma nulla di bianco ché ci si sporca in un secondo, sandali e borsa minuscola con lo stretto necessario (portafoglio/cellulare/fazzoletti). Tutto il resto è inutile. Bisogna uscire con buon corpo: una colazione (non pesante) almeno un’ora prima e alti spiriti. Le carrozze passano per le piazze e le viuzze del paesello e tutti cercano di accaparrarsi i tavoli nelle terrazze dei bar per stare ore lì seduti fuori: bisogna essere spietati e velocissimi. Il problema è che sono anche spagnoli. Spietati, velocissimi e spagnoli. Ci si da appuntamento alle 12 per prendere i posti: 2 persone arrivano alle 12.30, arraffano sedie e tavoli e tutti gli altri fino alle 13.45 non si fan vedere.

La prima cosa che si fa è poner bote: ognuno mette 10 o 20 € a prescindere e col tesoretto si pagano le ronde. Qui non importa quanto tu bevi, le ronde vanno una dietro l’altra, se resti indietro di 1 o 2 paghi comunque perché non esiste qua la cosa di fare i conti per separato, si mette fondo cassa e via. È pratico se sei uno di loro, se sei straniero all’inizio sicuramente ci perdi ma poi ti adatti in fretta al ritmo. Due anni fa alle 20 di sera ero ubriaca marcia, quest’anno alle 2 di mattina ho dovuto portare io il Churri a casa (olé!). Ad ogni ronda ti portano da mangiare, quindi in realtà si dura tranquillamente fino a notte, se

Cazorla in festa <3

Cazorla in festa ❤

non esplodi prima. Quando si decide di alzarsi dal bar per andare a mangiare (!!!) a una casetta del comune stile ristorante da sagra, per darsi la botta di grazia si ordina il famigerato Pilycrim, vino dolce e re di tutte le ferie. Il gruppo quindi si sposta a sta casetta dove invece di tapas si ordinano direttamente razioni di roba sempre annaffiate da fiumi di birra e vino tinto. Qui però troviamo la sorpresa: alle 19 hanno finito il Pilycrim. Ma che, scherzi? Com’è possibile? Boh, seccato il pilycrim completamente. In questi casi, a parte gridare alla tragedia e strapparsi i capelli, c’è solo una cosa che si può fare: passare alla Manzanilla. E tu, straniero che vivi in terra iberica e pensi di sapere tutto, strabuzzerai gli occhi e penserai “mi prendete per il culo? Camomilla?! Dopo aver passato le ultime 8 ore a bere? Ma io voglio un vodka con sprite“. E invece la Manzanilla qua è pure un vino! Bianco! Molto meno dolce dell’altro e per nulla piacevole al palato, se devo dare un’opinione personale.

Qui in casetta però non si beve e basta, si balla! C’è il tablao – una sorta di palchetto dove sale la gente a ballare flamenco – ed è davvero molto bello perché ballano persone di ogni età: dai 10 agli 80 anni tutte le donne sono vestite e tutte, assolutamente tutte, sanno ballare benissimo. È tutto un muoversi di mani, scuotimenti di gonne, agitamenti di ventagli, ticchettii di tacchi e ole ole ole. E pure la maggior parte degli uomini non si tirano indietro e sfoggiano mosse flamenche sorprendenti. È davvero un bellissimo spettacolo, se poi siete ubriachi non vi dico. Volevo mettere un video ma youtube – strano ma vero – non ne possiede, ed io sono troppo pigra per caricare uno dei miei (che comunque avrebbero la pessima qualità che mi contraddistingue).

Post-casetta resta solo una cosa da fare: il RECINTO FERIAL. Questo è il momento in cui la feria de día diventa ufficialmente la feria de noche, un po’ come a Malaga. Essendo Cazorla un paesino di montagna, il Recinto Ferial è ubicato nientepopodimenoche alla fine di una discesa lunghissima e ripidissima, nel buco del culo della città, ché se non vi ammazzate scendendo ubriachi è un miracolo e poi dover risalire è il castigo peggiore che esista. Taxi? Non esistono. Teleferica? L’ho proposto, mi han detto che non è fattibile.

Qui si trovano tutte le giostre tipiche della sagra (tranne – pensa te! – la mia preferita, il calcinculo), i vari baracchini di cibo spazzatura (note to self: lo zucchero filato – algodon dulce – qui è grande come 4 dei nostri messi assieme) ma soprattutto qui si trova il posto dei CHATOS DE  VINO! Il vino de los chatos è scuro e dolce, ma non chiedetemi qual è perché non ne ho idea. Si beve in bicchierini da chupitos e ogni 2 ronde invita la casa. Che ve lo dico a fare, tanto eravamo già ubriachi quando siamo scesi. Praticamente ti piazzi lì davanti a far chiacchiera e ogni volta che ti giri ti ritrovi un bicchiere o due in mano, al suono de ‘dai ché la bionda dei chatos ha il bimbo che quest’anno fa la comunione! Diamole ‘na mano con le bomboniere’. E giù un’altra ronda. Quando finisce il momento chatos, bisogna fare una grande scelta: andare alla caseta della piscina o a quella del carpe diem. Sono due mini discoteche installate temporalmente in pieno recinto dove si balla e si passa ai cocktail, una è di musica commerciale/spagnola e l’altra e molto tunztunztunz.

Quest’anno la prima giornata – la domenica 14 apunto – siamo finiti a letto mezzi devastati alle 2 di mattina dopo quasi 12 ore nonstop. Pensavo di essere piuttosto orgogliosa di me stessa finché il giorno dopo non mi sono ritrovata – non del tutto inaspettatamente, devo dirlo – di nuovo fuori a fare svariati giri di cañas alle 12. ALLE DODICI.

Sopravvissuti alla grande.

Martedì era la giornata dei fuochi d’artificio – visti a casa di un’amica al 7 piano – e di gran festa direttamente da lì al recinto tirando le 8 di mattina. Cazorla è l’unico paesello minuscolo in cui si possono fare tranquillamente le 8 di mattina senza neanche rendersene conto. Alle 7.30 ci cacciano letteralmente fuori dalla discoteca e non sta nemmeno albeggiando. Restiamo lì fuori per 10 minuti, un gruppo di 40 persone che si guardano, come tanti sfollati vittime di un terremoto. C’è chi cerca feste nei dintorni (dintorni? Che dintorni? Se ci sono solo olivi per chilometri!) e chi decide di organizzarne una last minute nel proprio garage.

Alle 8 dunque ci dirigiamo mesti verso casa con ancora tanta voglia di festa e un unico interrogativo: churros? …Venga va.

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4 commenti

  1. Lo dovevi intitolare REQUIEM X UN FEGATO.
    Mi hai fatto ricordare quella volta che, lavorando in un ristorante a Granada, due turisti americani mi chiesero a inizio pasto ‘2 manzanillas’ e io, ingenuotta, gli portai due camomille. Loro non mi dissero nulla e scoprii il mio errore madornale solo anni dopo. Terribileeeeee.
    Io le ferie non le frequento, non bevendo è davvero improponibile, la gente crede tu sia malato e cerca di rifilarti alcool in tutti i modi!

    1. Io me ne concedo una all’anno 😀 da oggi in poi salterò quella di Malaga a piè pari per dedicarmi anima e (soprattutto) corpo all’altra

  2. Va bene. Prenoto subito un tavolino lato strada per l’edizione 2015! 😀

  3. Tu che sei abituata agli orari british potresti essere l’unica ad arrivare in tempo ai tavolini, in effetti 😀

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