La prima settimana (di Italia)

La prima settimana è sempre quella di assestamento.

Il problema è che rare volte supero la settimana, quando torno. Stavolta sì quindi sarà tutto un po’ meno traumatico, si spera.

#Spritz homecoming!

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Spritzetto di benvenuto 🙂

La prima settimana è quella in cui ho problemi di comunicazione, specialmente i primi 3 giorni. Il mio accento è (secondo gli altri) marcatamente iberico. Stavolta il commento più comune è stato a proposito della “S spagnola”: ma quale esse? Vivo in Andalusia, la S non esiste! Mah.

La prima settimana è quella in cui smaltisco il jet lag, chè tra Spagna e Italia dicono che non ci sia ma in realtà c’è un fuso orario di almeno 3-4 ore. Sta cosa del pranzo tra le 12 e le 13 e della cena tra le 19 e le 20 bisogna cambiarla. E che è sta novità del sole che alle 19.30 è già tramontato? A fine settembre? Ma scherziamo?? I primi 7 giorni sono quindi quelli in cui dormo 3-4 ore per notte perché il cambio di orari mi ammazza e passo le ore a rigirarmi, completamente insonne e frustratissima.

La prima settimana è il tempo che ci mette il mio gatto a riabituarsi alla mia presenza, a riaccettarmi in casa e a tornare a dormire con me. I primi giorni si fa coccolare ma senza degnarmi né di sguardi né di fusa e resta esclusivamente sul letto di mia sorella. Oggi, esattamente al settimo giorno, è biblicamente venuto a dormire con me. Come se volesse accertarsi che resti almeno qualche giorno. Obiettivo raggiunto, peccato che tra poco riparta. So di avergli spezzato il cuore troppe volte e mi sento super colpevole. Il mio cuore è rotto tanto quanto il suo.

La prima settimana è quella in cui mi riadatto a tutti quei piccoli dettagli, tipo la tastiera del pc italiana e le strade piene di italiani. Pare una cazzata, ma sentire costantemente parlare italiano è abbastanza disorientante, i primi giorni nei negozi mi ritrovavo sempre a pensare “ma senti quanti turisti che ci sono” prima di ricordarmi di essere in Italia. Tremendo. E’ anche quella in cui – con estremo piacere – sento venir pronunciate parole inglesi correttamente, tipo WIFI (invece dell’orrendo uifi spagnolo) e SKYPE (eschipe).

La prima settimana è quella in cui mi rendo conto che non sono in Spagna: i negozi non restano aperti fino alle 21.30, men che meno il tabaccaio. Così mi ritrovo sistematicamente a comprare sigarette al distributore alle 23 rubando tessere sanitarie agli amici (ah già, qua funziona con quella…) perché io non  me la porto mai dietro e in Spagna le macchinette esistono solo dentro i bar, con attivazione “a vista” da parte dei camerieri.

La prima settimana è quella in cui ricomincio a guidare dopo mesi di astinenza e mi sento come un drogato quando riceve la sua dose. Adoro guidare, mi manca da morire. Il problema è che sono abituata alle maniere civili spagnole. Guido all’italiana ma con l’accortezza di fermarmi sulle strisce pedonali (SEMPRE! A prescindere!) e in generale di far passare i pedoni ovunque si trovino. I pedoni in Spagna godono di precedenza assoluta, attraversare là è davvero un diritto e non un’avventura potenzialmente letale come in Italia. Non vi dico la sinfonia di clacson che mi sono arrivati addosso quando mi son fermata a far passare la gente. Persino mia madre mi chiedeva ‘ma perché ti fermi?’. Il massimo del ridicolo l’ho raggiunto allucinando quando una persona si è sbracciata per ringraziarmi di averlo fatto passare passare e un’altra mi ha chiesto scusa e si è affrettata ad attraversare quando ha visto che mi sono fermata. MI HA CHIESTO SCUSA.  Cose da matti.

Solo recentemente ho veramente capito cosa intendono gli stranieri per ‘guidare all’italiana’ e anche se in gran parte non sono d’accordo (pensano che anch’io guidi come una folle solo perché non mi fermo completamente a una precedenza se non c’è nessuno… ma che senso ha? Se ho guardato mille volte e la strada è deserta…) ci sono alcune cose che sono davvero sconcertanti e te ne rendi conto solo vivendo fuori per un bel pezzo. Per i primi mesi in Spagna anch’io ringraziavo costantemente la gente che mi faceva passare, adesso attraverso con sicurezza e se capita che qualcuno non si fermi per farmi passare mi indigno un sacco. Come cambiano le cose.

La prima settimana è ovviamente quella in cui mi rovino il metabolismo a suon di pizze e bruschette, in quell’urgenza expat che ti viene quando sai che hai poco tempo e vuoi mangiare tutte quelle ti piacciono (e ti piacciono tutte…). Son quei primi 7 giorni di follia in cui tua nonna ti rimpinza di tutti i tipi di paste, sughi e risotti che esistano sul globo perché ‘poi là chi te li fa?’. E ha ragione.

La prima settimana è puro delirio e perfezione, 7 giorni in cui non lavi piatti, non fai lavatrici, non cucini ma ti fai coccolare e viziare nella migliore tradizione della figliola prodiga mentre tutti si informano della tua vita spagnola. La maggior parte dei conoscenti – manco si fossero tutti messi d’accordo – fanno partire il coretto di:  “Ah anch’io son stato in Spagna, a Barcellona! Bello lì da voi, si si” ed io non so mai come spiegargli che Barcellona sta a 1.000 km da Malaga, sulla punta opposta della penisola. Come se io andassi a Messina e dicessi a un vicentino che sì, da loro mi son trovata proprio bene.

La prima settimana è quella in cui ti abitui ad essere a casa e la seconda è quella che passi a dire addio di nuovo.

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6 commenti

  1. ahah! anche io ogni volta subisco lo stesso shock da ritorno 🙂
    Solo che, in generale, quando dico che vivo in Lettonia, la gente non sa mai cosa dire 😀

    1. Lettonia? Figata!
      Li confondi sicuramente, molto meglio, è una risposta molto più originale. Vuoi mettere ‘Vivo in Lettonia’ rispetto al canonicissimo ‘vivo in Spagna?’. Mi immagino la quantità di domande 😀

  2. Oddio, ma’sta cosa che in Spagna ti fanno attraversare mi sa che a Murcia-far West non esiste, ti mettono sotto come a Roma, però io dopo aver imparato a non farmi mettere sotto a Roma qua attraverso sempre fuori dalle strisce, so’ la peggioooo! Per il resto tutto vero, c’è il jetlag (gel-là!) fra Italia e Spagna!

    1. ahahah sarà a Malaga allora che sono particolarmente virtuosi? Boh si saranno abituati i primi tempi alle denunce dei guiris e adesso ci stanno attenti 😀 figurati che fanno pure delle file super british e rigidissime agli autobus!

  3. in effetti a malaga e provincia ci si ferma a far passare, saranno i coloni inglesi ad aver sparso l’abitudine, hehehe. ed ora che mi ci fai pensare é vero, quando guidavo in italia mi guardavano male se mi fermavo alle strisce!!! ahaha, guida italiana, guida spagnola, non é semplice, ogni volta rischio la vita in italia 😉 ohh, io ogni volta tornavo dall’italia distrutta, e che non andavo neanche a letto tanto tardi, ma niente 5 giorni in italia son distruttivi. di piú diventano incubo per me 😉

  4. Il gatto nel letto, vabbe’, sarebbe un sogno.

    Anche io qua ringraziavo le macchine che si fermavano per farmi passare, a volte le guardavo pure con sospetto!
    Leggendoti ho capito di essermi ormai abituata, mi rimane però la sensazione di rubare il loro tempo… Appena mi vedono, si fermano!
    Potrei pure aspettare io, per una volta! 🙂

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