Cádiz + Open Andaluz

In questi giorni io e il Churri sembriamo una coppia di famosi, di quelli che si incrociano per caso in corridoio un giorno la settimana. Io son partita venerdì mattina prestissimo per Cadiz, tornata domenica notte, lui è partito lunedì mattina per Huelva, ancora non è tornato.

A Cádiz sono andata perché ho lavorato qui:

Avevo già collaborato con la Federación Andaluza de Motonautica (FAM), ma stavolta non si trattava di esami per licenze nautiche, bensì di gare di moto d’acqua. Moltissime gare e moltissime moto d’acqua. 60 piloti in totale da tutta Spagna e Portogallo e decine di categorie di moto diverse. E chi lo sapeva che c’erano le categorie pure per le moto d’acqua? Anche stavolta è stato interessantissimo ed ho imparato un sacco di cose, però è stato anche il weekend più frenetico e duro degli ultimi 5 anni della mia vita. Il ritmo è serratissimo, specialmente per me che sono stata un po’ il jolly della Federazione. Mi hanno chiamata per aiutarli nell’organizzazione: la sistemazione dei trofei, la entrega, le foto e un sacco di altri dettagli che sembrano stronzatine ma in realtà ha significato 3 giorni di tour de force tra cui un sabato passato a lavorare dalle 7.30 di mattina all’una di notte nonstop senza neanche pausa pranzo. Col Churri su whatsapp che mi diceva di non lamentarmi, ché tanto ‘stavo in un hotel a 4 stelle’. Sí, mi hanno spesato 3 giorni in un hotel a 4 stelle più stipendio a chiamata, ovviamente, ma c’è anche da dire che io l’hotel l’ho visto solo 5 ore a notte, per dormire. È stato intenso soprattutto per colpa di quei cazzo di trofei, 30 la mattina + 6 il pomeriggio + altri 30 la notte, perché la notte del sabato – dopo una giornata allucinante – c’era pure il gran cenone federativo con tutti i partecipanti, quindi la sottoscritta è arrivata in hotel come gli altri alle 21, ma a differenza degli altri non è andata a docciarsi, è andata a preparare la sala e a sistemarli per categorie. Una volta che tutto era pronto (h 22) sono potuta andare a darmi una sistemata. Peccato che alle 22 cominciava pure la cena. A buffet. Una volta scesa (ovviamente truccata e vestita perché era pure una cosa elegante) scopro che son rimasti due pezzi di tortilla fredda. Olé.

È stato comunque molto bello, Cadiz non l’avevo mai vista (e non mi ha impressionato particolarmente, ma ho visto praticamente solo il porto) e sono rimasta assolutamente sorpresa e contentissima della sua gente. I gaditani sono le persone più altruiste, ospitali, gentili e divertenti che abbia mai conosciuto, e senza di loro non avrei mai potuto superare il weekend. Tipo che uno mi vede con lo scotch in bocca, un blocco di fogli tra le gambe, uno tra le mani cercando di affiggere le classifiche al muro e senza dir nulla molla quello che sta facendo, mi toglie lo scotch di bocca, mi stacca i pezzi che mi servono e mi chiede ‘bisogno di nient’altro?’. O quello con cui stavo chiacchierando da 5 minuti, la prima sera, e viene fuori che stavo cercando la banca taldeitali; lui prende due caschi e mi dice ‘ah io so dov’è! Vieni, ti porto in moto, ci mettiamo 1 minuto”. Tutta gente che ho conosciuto il giorno stesso, e tutta gente che si ricordava perfettamente il mio nome, anche se me ci siam presentati alla mattina e fino a sera non ci siam visti. Sembrano stupidate ma sono rimasta davvero colpita, sono questi piccoli dettagli che fanno la differenza.

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