Tis the season to be jolly

È un anno che scrivo qui, ormai un po’ ci conosciamo, e in virtù di questa pseudo confidenza che abbiamo ho deciso di lasciare tutte le remore e confessare questa cosa pubblicamente. Mi sono sempre sentita in imbarazzo e inadeguata per via di questa cosa, perché pare che sia mal vista un po’ da tutti per ragioni che tutt’ora disconosco. Io non capisco perché, lo giuro, davvero non lo capisco come sia possibile che quando uno è bambino fomentino questa cosa e invece da grande minaccino di farlo internare.

Insomma, il fatto è che

IO AMO IL NATALE.

Ma neanche, è riduttivo.

Impazzisco proprio! Me chifla! 6 anni in dicembre, 25 il resto dell’anno. Amo le lucine in giro per tutta la città, amo l’ambiente che si crea, amo l’impacchettamento dei regali, amo la frenesia della vigilia ma, sopra ad ogni cosa, AMO LE CANZONCINE. In spagnolo hanno un nome appositamente dedicato alle canzoni natalizie: villancicos. E sì che le canzoni natalizie spagnole perlopiù fan cagare, ma sono così avanti che hanno un nome solo per loro. Io vado matta per le canzoni di Natale, ho  playlist apposite su Spotify e smartphone, e a partire più o meno da metà novembre non ascolto quasi nient’altro fino a capodanno. Arrivo a diventare un autentico incubo, lo ammetto senza esitazioni. Un coñazo da record.

Cronologia di Spotify: CHRISTMAS IS COMING

Cronologia di Spotify: CHRISTMAS IS COMING!

E poi amo i film natalizi. Quando sono in Italia godo come un riccio e pianifico le mie serate intorno al palinsesto, non me ne perdo uno: da Nightmare Before Christmas a Mamma Ho Perso l’Aereo (1 e 2), al Grinch, Miracolo Sulla 42esima, Una Poltrona Per Due… Tutti, assolutamente tutti.  Il problema è che non posso mai del tutto dare libero sfogo a queste mie manie e la cosa mi pesa da morire, mi sento limitata. A casa dei miei era tutto perfetto perché condivido la stanza con mia sorella – altra maniaca del Natale, sarà genetico – e ci passavamo le serate sotto i piumoni cantando canzoni e vedendo i film col gatto in fondo ai piedi. Scene idilliche e malinconia a palate.

Da quando vivo da sola non ho più potuto farlo perché sono stata maledetta, ne sono sicura, mi hanno fatto il malocchio: la mia condanna è l’essere sempre, costantemente, inevitabilmente circondata da gente che odia il Natale. Io non so com’è che mi succede, e sempre a me tra l’altro, perché io lo so che là fuori c’è altra gente come me, IO LO SO CHE CI SIETE! Ma no, il mio destino è incrociare gente senza cuore, esattamente come nei film, solo che io non ho mai il lieto fine e le persone non si convertono al Natale per magia. Il Churri, tanto per dirne una, odia tutto del Natale. Con lui non posso dire mezza parola che mi viene fuori col consumismo di qua, l’industria dei regali di là, la stupidità della religione, etc etc. Dei coinquilini che ho avuto, nemmeno uno condivideva la mia passione natalizia ed era già tanto se mi facevano mettere su du’ lucette in casa. Qui a Malaga ho un pupazzetto di Babbo Natale (che però fa sfoggio di sè tutto l’anno eheh). È incredibile vedere come mi sono ridotta, io che a casa mia sono quella che il 1 dicembre spinge per fare l’albero e già mi sembra di essere in ritardo. Ché poi uno dice, no, con l’insopportabile euforia delle canzoncine di Natale, ci credo che non ti sopportano… E invece no! A me piacciono quelle deprimenti!

Presente quelle avvilenti in puro stile dickensiano, tipo:

God Rest Ye Merry Gentlemen; una melodia che da sola basta per tagliarsi le vene.

Auld Lang Syne; per gli italiani il Valzer delle Candele, è un poema scozzese che risale alla fine del 1700 e ci riporta ad una nevosa vigilia di Natale, quando il protagonista ritrova un vecchio amore e assieme ricordano i tempo andati mentre la neve si scioglie in pioggia.

Blue Christmas; Elvis Presley. And when those blue snowflakes start falling / That’s when those blue memories start calling / You’ll be doing alright in your christmas of white / But I’ll have a blue, blue, blue, blue christmas. Serve aggiungere altro?

I’ll Be Home For Christmas, Christmas eve will find me where the love light gleams / I’ll be home for christmas / If only / In my dreams. …Crosby a casa non ci arriverà mai…

Christmas Card From a Hooker in Minneapolis; Tom Waits, come a San Valentino, anche a Natale riesce sempre a metterci nel mood festivo.

So che c’è gente come me là fuori, perché internet è pieno di siti come questo: 12 downer christmas songs to make you a little less merry and bright. Poi certo, ci sono anche quelle giornate in cui mi sveglio cantando verde e rosso è l’agrifoglio falalalalalaaaaaa e quindi via di euforia incontenibile, ma a mia discolpa posso dire che sono giorni meno frequenti rispetto alle canzoni sconsolanti.

Il 26 dicembre è per me uno dei giorni più tristi dell’anno, perché significa che mancano 365 giorni al prossimo Natale (!) Pensate voi come sono messa.

È un periodo dell’anno che mi godo tantissimo. Ho sempre pensato che il mio posto nel mondo, in questa epoca, fosse in Lapponia, immersa in 5 metri di neve, le manopole alle mani, le slitte trainate dalle renne e buio pesto 22 ore al giorno. Il rumore dei rami che si spezzano sotto il peso della neve, l’aurola boreale da un lato e gli aiutanti di Santa Claus dall’altro. E invece sono a Málaga, dove le probabilità che nevichi e si veda l’aurola boreale sono le stesse che l’inferno ghiacci. Sono a Málaga, dove allestiscono i mercatini di natale sotto le palme, per dio, le palme! Manco fossimo a Miami!

Ogni tanto mi soffermo a pensare a quanto bravi devono essere stati i miei genitori per avermi lasciato questo profondissimo (e chiarissimo…) retaggio dell’infanzia. Ci ripenso e col senno di poi non è che facessero chissà cosa, però era sempre un periodo molto felice, non serviva molto. Più che i regali, del Natale ho ricordi soprattutto a livello di sensazioni fisiche: il sapore dell’arrosto di mia madre, l’odore orrendo dell’aerosol immancabile ogni inverno, il tepore sulle guance quando da fuori entri in casa, il naso congelato perché lo schiaccio contro la finestra mentre guardo fuori la neve che cade,  il maglione di lana che prude da morire.

Prima di chiudere il post, un paio di cose:

1) Sì, so che è ipocrisia pura da parte mia questa passione natalizia, non sono una persona religiosa né mai lo sarò, ciò non significa che solo i fan di Gesù Bambino possano amare questa festa;

2) Sì, a me quello che piace è la parte meramente capitalista della cosa. Lo so, sono una consumista di merda, che ci volete fare.

3) Questo è stato un post di avvertimento: ce ne saranno altri sul Natale, ERA SOLO L’INIZIO.

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4 commenti

  1. Io sono minimalista e anticonsumista, ma anche io amo il Natale. Per me è famiglia, è casa, è cibo, sono le ore a stare seduti a mangiare (pure vegano! È possibile!). Sono i giochi coi nipotini, è ogni anno un cappello scemo o una maschera per far ridere, e ogni anno trovare il modo che abbia senso anche senza mille regali, ma con 1000 momenti belli! Io pure canto i villancicos, in tutte le lingue!

    1. Esatto! Lo sapevo che qualcuno lì fuori c’era 🙂 grazie!

  2. Io adoravo il Natale prima di venire in Spagna!!! Perché ho trovato persone che solo pensano ai regali, perché Natale non importa son piú importanti lor Reyes, perché a che serve addobbare casa, perché spesso ero sola visto che l’ex lavorava…
    Ma….ma poi ho scoperto turrones e mantecados, se manca il Panettone almeno son in buona compagnia. E da quando c’è mio figlio posso sfogarmi nell’adobbare casa e farla diventare peggio di quella di Babbo Natale, ahahah. Ho pure la scusa di mettere le canzoni natalizie per lui, che le adora, mica per me 🙂
    Insomma, se rimani a Málaga a Natale sai che qui hai una collega!

    1. Ahah pensa te che invece a me, paradossalmente, tutti i dolci di Natale mi lasciano indifferente (panettone e pandoro) oppure mi fanno schifo (polvorones e mantecados) 😛 Se passate per il centro, il 28 novembre alle 18 c’è l’accensione di tutte le luci! Uno spettacolissimo 🙂

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