Pendolarismo ed errori da novellina

Durante questa settimana ho lavorato come language tester per un’azienda di videogiochi che ha sede nel Parque Tecnológico de Andalucía, la Silicon Valley di qua diciamo. È una vera e propria città a parte, a 40 minuti di bus dal centro, in cui hanno sede più o meno tutte le grandi imprese internazionali. L’esperienza è stata interessantissima e ho scoperto che la localizzazione fa proprio per me, ma non è per questo che scrivo questo post.

No, lo scrivo perché ho commesso un gravissimo errore e voglio cercare di avvisare quante più persone possibili.

Come dicevo, da qui ci metto circa 40 minuti di autobus per arrivare. 40 all’andata, 40 al ritorno. Traffico escluso. Ora, per i turni di mattina, io prendevo il bus a due ore cruciali della mia vita da scassacazzi: tra le 8 e le 9 all’andata, e tra le 14 e le 15 al ritorno. Sono ore cruciali perché all’andata mi sono appena svegliata (leggi: vorrei ancora essere sotto al piumone, fa freddo, non si vede manco albeggiare ancora e non ho voglia di parlare con nessuno) mentre al ritorno sono stanca (leggi: ho lasciato le retine sul monitor del pc, ho fame, so che manca ancora un’ora per mangiare, ho sonno, non ho voglia di parlare con nessuno). A tutte queste rogne esistenziali, converrete con me, non ci sono soluzioni tranne che a una: non parlare con nessuno. Questa dovrebbe essere l’unica variabile dominata in tutto e per tutto da me, e siccome sono una professionista con anni e anni di pendolarismo alle spalle, non lascio nulla al caso. Mi munisco di cuffie, kindle, aria imbronciata, mastini inferociti al perimetro della seggiola…. Tutto inutile. Per colpa mia. Perché al lavoro, col nuovo team di colleghi, ho scherzato e sono stata amabile, non calcolando che molti di loro potrebbero prendere il mio stesso bus al ritorno. Considerato che è l’UNICO bus che passa in zona e che sono tutti stranieri come me (= niente macchina), è stata un’ingenuità allucinante e ne pagherò le conseguenze per sempre (= tutto il resto della settimana).

Giorno 1:

– Andata: nessuno si conosce, molta pace.
– Ritorno: prendo il bus con la marocchina e l’altro italiano, c’è poca confidenza, 4 chiacchiere sulla giornata

Giorno 2:

– Andata: per sbaglio o per miracolo prendo il bus prima e arrivo 20 minuti in anticipo, mi godo la sala relax dell’ufficio leggendo in solitudine.
– Ritorno: prendo il bus con la marocchina, l’italiano e l’anglo-spagnolo, troppe voci, troppo casino, troppo infilarmi in conversazioni

Giorno 3:

– Andata: prendo il bus prima di quello prima di quello che avrei dovuto. Mai successo in vita mia. La colonnina dice ‘mancano 9 min’ ma l’autobus è già davanti a me. Non ci capisco niente. Arrivo MEZZ’ORA PRIMA e sono sconvolta, menomale che mi son portata la colazione, vado al laghetto vicino all’ufficio e mi sparo 30 minuti di giornale e caffè sotto le palme in una panchina al sole.
– Ritorno: io e il compi olandese abbiamo fatto squadra e siamo sempre quelli che finiscono prima, ancora non capiamo se siamo i più furbi o i più scemi che finiscono prima perché non hanno capito cosa bisogna fare. Mi sa che siamo quelli furbi perché oggi ci fanno uscire 30 min prima per aver finito tutti i test correttamente e prima del tempo. Lui è l’unico che ha la macchina -> meraviglioso viaggio di ritorno in bus da sola guardando fuori dal finestrino in stato comatoso.

Giorno 4:

– Andata: prendo il bus dopo, arrivo a 5 minuti dall’inizio. Ciao a tutti, buongiorno, cià, iniziamo.
– Ritorno: tutti escono alle 14 tranne me, l’olandese e la marocchina, noi restiamo perché il coordinatore ci vuol dire che siamo stati scelti per i prossimi progetti. (Olé! Eravamo davvero quelli furbi!) Usciamo 10 minuti dopo, prendo il bus con la marocchina e scopro che alla fermata c’è pure la giapponese che aspetta. Il bus parte e cominciano i 40 min più lunghi della mia vita, con la marocchina che non la smette di parlare e far vedere foto dei suoi pappagalli. Calcolo rapidamente se è possibile buttarmi fuori dal bus in corsa, ma siamo in tangenziale e anche se sopravvivessi all’impatto con l’asfalto sicuramente sarei investita da 8 camion. La giappa non batte ciglio, sono sicura che è nel suo mondo zen interiore, passando il rastrello nel suo giardinetto con bonsai.

 

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3 commenti

  1. Dai su, pensavo peggio! Sai qual è u a buona strategia? Fingi che ti chiamano al cellulare proprio mentre state salendo sul bus, fai cenno quindi che va a sederti in fondo, quando avrai finito non è che i tuoi colleghi si alzeranno per venire a sedersi vicino a te.

    1. È una buona idea, ma credo che sospetterebbero qualcosa dopo i primi 2 giorni se sempre alla stessa ora casualmente suonasse il cellulare 😀

  2. Guarda, la nostra coinquilina quando è in casa è SEMPRE e dico SEMPRE al telefono … Che sia una scusa o no, abbiamo capito che non le va di socializzare. Poi comunque ci sono dei casi in cui uno approfitta proprio dei tragitti in bus per fare chiamate, quindi dai, ci potrebbe pure stare.

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