Cambio de rumbo?

“Vabbè dai, piuttosto che niente…”  fu quello che commentò mia nonna quando le dissi che avevo cominciato a lavorare traducendo videogiochi. Ai suoi occhi la traduzione e i videogiochi non stanno neanche nella stessa frase, figurati se può essere un lavoro vero. È un po’ la roba che uno fa per arrotondare, tipo pulire i cessi, secondo lei.

Certo, nemmeno io quando mi sono laureata mi immaginavo a giocare ad Assassin’s Creed 8 ore al giorno. Nel mio futuro ideale mi vedevo a tradurre al Parlamento Europeo, con una coda/chignon perfetto di quelli da mal di testa, tailleur da donna in carriera e valigetta da figa. Che volete che vi dica, non tutti arrivano alla UE.

Poi però ho scoperto che io non sono tipa da tailleur e tantomeno da chignon (che mi sta pure malissimo), e ho scoperto che la “traduzione dei videogiochi” non esiste. Si chiama LOCALIZATION, localizzazione, e non è mera traduzione: è traduzione, è IT, è marketing, è grafica, è problem-solving. E ho scoperto che sì, mi piaceva, in ogni sua parte. Mi piace trovare gli errori e correggerli, perché posso essere esattamente me stessa: una enorme cagacazzi. Io son brava a fare la cagacazzi, oh. È un talento.

Sono sempre stata una grammar nazi ed oltre a tradurre devo anche correggere le traduzioni altrui e i vari componenti audio. Devo ovviamente giocare e trovare errori di funzionalità, devo avere abbastanza IT skills da sapere esattamente cosa dire ai developers e ai tecnici e sì, devo parlare un misto di angloitalico tutto il tempo. È un lavoro a tutto tondo che mi fa scoprire l’intero mondo che c’è dietro alla pubblicazione di un gioco: ci sono orde di persone con deadlines allucinanti, ci sono maniaci che giocano 18 ore al giorno, ci sono manager che parlano su skype con la Corea salvo poi bestemmiare perché i coreani non parlano inglese, e poi ci sono io, che mi guardo intorno attonita vedendo tutto questo processo in una sorta di venerazione antropologica.

Non sono mai stata una gamer appassionata, anzi. Non ho neanche mai avuto una play station, sono sempre stata più tipa da giochi all’aperto, anche da piccola. Tutt’ora il massimo a cui gioco è candy crush, per dire. Eppure c’è qualcosa di affascinante in questo mondo, ed è qualcosa che mi piace moltissimo di più che stare seduta a tradurre il manuale di una radio (fatto, lavoro più noioso del globo).

Sfiga volle che scoprii e cominciai a lavorare in questo mondo solo a dicembre scorso, e in un’azienda che avrebbe avuto pochi mesi di vita. Ci lavorai poco e dopo neanche tre mesi tutte le figure storiche dell’azienda si licenziarono per trovare un lavoro stabile. Bruttissimo segno.

Da allora, diciamo da marzo, mi sono dedicata a sbarcare il lunario con qualsiasi lavoretto che mi capitasse: questa è una cosa che a Malaga funziona, puoi vivere anche se guadagni pochissimo e saltuariamente perché il costo della vita è ridicolo e riesci quasi sempre a far quadrare i conti. Conosco persone che lavorano un mese, guadagnano 850€ e vivono di rendita con quelli per altri 4 mesi. Qua si può, non è augurabile farlo, ma si può. A patto di non avere figli, macchina e ipoteche, si capisce.

E’ stancante e frustrante non avere un minimo di stabilità ma al contempo la vita andalusa va avanti, tutti sono messi un po’ come te e ci fai il callo. Non muori di fame, se non lavori puoi sempre andare in spiaggia e via dicendo. E’ una vita un po’ da hippie, diciamo. Dopo un po’ ci si sente come dentro ad una bolla e diventa la normalità, è come stare al grande fratello: sai che non può durare per sempre ma intanto ci sguazzi dentro e fai finta che il ‘mondo vero’, quello degli adulti e dei lavori 9-5 non esista. E’ sorprendente quando anche malviviendo in Andalusia si viva comunque bene, è una qualità di vita incomparabile.

Poi ci si stanca.

Ti stanchi di vedere sempre i soliti siti con sempre i soliti annunci di finti lavori, ché a Malaga se non fai il cameriere o il barista puoi fare solo il commerciale: cercare di truffare la gente per vendere cose di cui non hanno bisogno e farti dare soldi che non hanno. Contratti che sono mezze frodi o frodi intere, che pagano la seguridad social a metà o direttamente la fanno pagare a te, che non ti danno uno stipendio fisso ma solo commissioni. Non so come non siano tutti in galera ma dovrebbero esserlo. Non è possibile che sia legale, non ci credo che è legale. Questo è ciò che la crisi fa ai paesi deboli come la Spagna e l’Italia: promuove la disonestà. I più furbi campano sulle spalle di tutti gli altri, e poco importa se non è giusto, la giustizia, qui, è sempre arbitraria.

E così presa dall’esasperazione invece di mancare curriculum a Malaga, o in Spagna, dove futuro non ce n’è, cominci a mandarli fuori. Perché fuori ci sono annunci veri, lavori veri, contratti veri. E LinkedIn è sempre lì, che ti manda le e-mail di possibili lavori che fanno proprio al caso tuo e, guarda un po’, in Spagna non ce n’è manco uno.

Fai tutto il processo di selezione quasi per scherzo perché, con tutti gli italiani qualificati che ci sono all’estero in quella esatta nazione, mica andranno a prendere te che vivi 2.000 km fuori? Non avrebbe senso.

E invece qualcosa si smuove. Tutto sempre nello stesso momento.

La settimana scorsa ho fatto due colloqui, uno in uno studio di avvocati con sede in culo al mondo, l’altro su skype con la multinazionale più importante del mondo nel campo di localizzazione e videogiochi.

Lunedì mattina non avevo ancora saputo nulla da nessuna delle due e mi ero già messa l’animo in pace. Lunedì pomeriggio mi scrive la multinazionale, martedì mattina mi chiamano gli avvocati.

Entrambi mi offrono il posto.

Uno è a Dublino.

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7 commenti

  1. Che bello!! E ora?? Immagino i dubbi…

  2. E adesso???
    Meraviglia 🙂

  3. Mi accodo: e adesso? 🙂

  4. E adesso ti compri gli stivali da pioggia e vai! Se hai bisogno di contatti a Dublino, conosco della bella gente accogliente … Il churri che dice?

  5. WOWOWOWWWWW!!! Fatto benissimo. Videogiochi a parte, il post riflette anche il mio pensiero, solo che io son bloccata da altre ragioni altrimenti avrei giá fatto domanda altrove. in andalucia si sopravvive, ma questa non é vita. dopo un anno di sbarcar il lunario con poco e niente lo stress é tale che pensi “tutta la vita?”. no, non é possibile. prenditi questa occasione e non farti venire nessun dubbio. malaga é bella, ma non si muove. e tu sei giovane e non hai ancora figli 🙂 quindi spero tu abbia detto di si!

  6. Orpoooooo questo post me lo ero perso. E quindi?? Aggiornamenti??

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